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I Vini

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Nero Feudo Calderone

Calabria I.G.T. Rosso

Il caldo sole della Costa dei Gelsomini e le argille marnose di origine marina esaltano le qualità degli storici vitigni selezionati dalla saggezza contadina nel corso dei millenni.

Da questo perfetto connubio nasce il Nero Feudo Calderone, vino che racchiude in se i sapori forti e sinceri di questa terra.

Ottenuto mediante vinificazione tradizionale di uve coltivate senza l’ausilio dell’irrigazione e raccolte a mano, non filtrato per mantenere inalterate tutte le qualità organolettiche, risulta armonioso e gradevolmente equilibrato, con un gusto finale elegante e pieno.

Vino da tutto pasto, esalta il gusto delle carni rosse, della selvaggina e dei formaggi a media stagionatura.

Questo vino nasce da una “visione” di Roberto Oppedisano che, prima ancora di reimpiantare i nuovi vigneti, ha ben chiare le caratteristiche del suo vino…

Sir “A”

Calabria I.G.T. Rosso

La lettera A è ricorrente nelle iniziali della Famiglia Oppedisano, Per tale motivo, giocando un po’ con le parole, si è voluto chiamare questo vino Sir “A”, in ricordo di Antonio Oppedisano, che ha tracciato la strada di conoscenza e passione, sulla quale oggi l’azienda si sta evolvendo “…e con l’auspicio che le generazioni future di “A”sappiano trovare dentro di loro quel “sacro” fuoco che spinge gli individui alla ricerca del massimo e a non accontentarsi. Auguro alle “A” che ci seguiranno di possedere quel po’ di pazzia, che come sosteneva Erasmo da Rotterdam, serve per non rimanere nella mediocrità e nella non conoscenza” dichiara Roberto Oppedisano.

Il Sir”A” è ottenuto da una vinificazione in purezza di uve Calabrese.

Per esaltare le morbidezze e le note fruttate, che sono alla base di questo vino, viene adoperato solo il mosto fiore, cioè quello che a fine macerazione delle bucce fuoriesce dalle vasche per semplice sgrondatura naturale, senza l’ausilio della torchiatura…

Rosso Feudo Calderone

Calabria I.G.T. Rosso

Questo vino è ottenuto dal connubio di due vitigni autoctoni, due autentici fuoriclasse, il Calabrese ed il Magliocco, che messi insieme riescono, con effetto sinergico, ad esaltare ancor di più gli straordinari pregi di ciascuno dei due.

Si presenta rosso rubino intenso e impenetrabile. Al naso è pulito, subito si avverte l’amarena ma a seguire escono note di sottobosco e lo speziato. L’ingresso al palato è pieno, caldo e rotondo, risulta equilibrato intenso e persistente. L’ottima impalcatura gustativa è sorretta da un tannino ben presente ma morbido e da una lunga persistenza gusto-olfattiva.

Vino da arrosti di carni rosse e grigliate miste. Ottimo anche con pietanze piccanti, tipiche della tradizione culinaria calabrese.

Chiaretto d’Allaro

Calabria I.G.T. Bianco

Il vino che abitualmente si produceva nel nostro entroterra si otteneva dalla vinificazione contemporanea di diversi vitigni, sia a bacca bianca che nera che, secondo la tradizione greca, normalmente formavano i vigneti del territorio.

Ispirandosi a questa tradizione enologica, si è arrivati al Chiaretto d’Allaro, ottenuto dalla vinificazione, dopo attenta selezione in vigna e breve macerazione, di uve Gaglioppo (75%) e Greco Bianco (25%). Si presenta dal colore rosso rubino tenue, fresco e con evidenti note fruttate e floreali.

Il giusto equilibrio tra acidità tannicità e morbidezza lo rende indicato per tutti i piatti tipici della dieta mediterranea ed in particolare per quelli a base di pesce.

Si consiglia di servirlo a temperatura di 10 -12°C.

Rosso dell’arciprete

Vino amabile

L’Arciprete Pasquale Oppedisano, grande conoscitore e cultore della vitivinicoltura, era lui ad occuparsi in prima persona della gestione dei vigneti di famiglia e nello stile del suo carattere, asciutto e “dolcemente burbero”, non permetteva che vi fossero ingerenze esterne. Unica deroga era quella concessa ad una Zia, che rimasta nubile viveva in casa con lui, alla quale tutti gli anni veniva riservato qualche filare di vigna per la produzione del “Rosolio”. Così veniva chiamato un vino dolce che la Zia otteneva dalla vinificazione di uve parzialmente appassite e miscelate, secondo una sua ricetta segreta, con erbe spontanee di montagna.

In famiglia si racconta che quando l’Arciprete era particolarmente di malumore o più “ruvido” del solito, la Zia per addolcirlo ricorresse al rosolio, che come per incanto riusciva in breve tempo a rasserenarlo.

In ricordo di questi fatti e di questi personaggi della famiglia Oppedisano si è deciso di produrre il Rosso dell’Arciprete, ottenuto da una vendemmia tardiva di uva Calabrese vinificata in purezza.