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Il Territorio

Il comune di Caulonia comprende un vasto territorio (come superficie è il terzo comune della provincia di Reggio Calabria) che si estende dal mare Ionio allo spartiacque, posto sulle cime dei monti, al confine con la provincia di Vibo Valentia. Da lì si aprono incantevoli scenari a trecentosessanta gradi che permettono di scorgere sia la costa ionica che quella tirrenica. Oltre al centro storico di Caulonia, posto a circa 200 m slm e a 9 km dal litorale, dove sorge la più recente Caulonia marina, sparse nel territorio si rinvengono numerose frazioni, più o meno grandi, a testimonianza di una cultura e di una economia indissolubilmente legata all’attività primaria (agricoltura, pastorizia e forestazione).

Lungo le pianure alluvionali dei torrenti Allaro e Amusa si rinvengono gli agrumeti che hanno reso famosa Caulonia in tutti i mercati ortofrutticoli, sulle colline retrostanti predominano gli uliveti ed i vigneti, che gradatamente lasciano il posto alle essenze boschive, una volta che si sale di quota.

A dimostrazione di una antica tradizione enologica e di una riconosciuta attitudine alla produzione vitivinicola di pregio, l’intero territorio di Caulonia, sino ad una altitudine di 600 m slm, rientra nell’areale di produzione della DOC Bivongi.

Con molta probabilità l’espansione della coltura della vite nel nostro areale affonda le sue radici nell’antica Kaulon, ma a testimonianza che a Caulonia la viticoltura fosse praticata fin da tempi remoti ci sono i ritrovamenti di arcaici palmenti, vasche scavate nella roccia arenaria, utilizzate come strumenti primitivi di pigiatura e sgrondo del mosto.

Si presuppone che le opere siano di epoca neolitica o pre-ellenica e talora risalenti ad epoca bizantina.

La tradizione enologica calabrese

La recente scoperta nella fascia ionica reggina della Calabria, di un notevole numero di vitigni autoctoni che potrebbero discendere da varietà di viti di età magnogreca o precedente e di oltre settecento “palmenti” (le antiche vasche di vinificazione) di epoca greca, romana e bizantina (alcuni proprio nel territorio di Caulonia), consolida l’unicità e peculiarità dello stesso territorio quale scrigno di un patrimonio vitivinicolo da studiare e consegnare al futuro dell’economia e della cultura europea.

Per seguire la strada dei vitigni presenti in Calabria si deve risalire in tempi pre-ellenici, ellenici, romani e bizantini, ed attraverso un percorso a ritroso nei secoli ci si deve riportare all’origine della coltivazione della vite in occidente.

Una realtà che risale alle radici della migrazione della cultura della vite e del vino: dall’Asia attraverso la Grecia, la vite approda nella Magna Grecia dove pone le basi per divenire ciò che oggi la vite è in occidente: una opportunità economica, sociale e culturale.

Contemporaneamente, grazie alla ricerca ed alla passione di pochi cultori dell’economia agricola autoctona della Calabria ed in particolare della fascia jonico-reggina, si sono potuti forse recuperare nuovamente quei vitigni storici frutto di una terra che si rivela prodigiosa madre di un ricchissimo patrimonio botanico e viticolo. Forse con gli stessi vitigni si sono prodotti i primi vini del mondo occidentale: vini di altissima qualità quali il rinomato Calcino o il decantato Palmaziano.

Tali prodotti, che hanno deliziato per secoli gli Enotri, i Greci, i Magnogreci, e con i quali si premiavano gli atleti olimpionici, vennero poi ereditati dai conquistatori Romani che proprio per questo fecero della Calabria la terra di produzione dei vini distribuiti per tutto l’Impero. Una cultura questa del vino, che nei secoli ha visto i monaci basiliani in Calabria rinnovare e mantenere la tradizione colturale della vite in quella che si può definire come la terra delle uve.

I Vigneti

Nel 2003 si è proceduto all’espianto dei vecchi vigneti, ormai in fase di produzione decrescente.

Si sono realizzate due nuove superfici vitate, distanti tra loro, in linea d’aria, solo poche centinaia di metri. La giacitura è moderatamente acclive nel vigneto più grande, per divenire decisamente acclive in quello più a monte. La tessitura dei suoli è in entrambe i casi tendente all’argilloso, con elevati tenori di calcare. Per quanto riguarda l’esposizione dei filari si è scelto l’orientamento Nord – Sud.

Le nuove varietà impiantate sono rappresentate dai vitigni autorizzati e raccomandati per la provincia di Reggio Calabria e nel rispetto del disciplinare di produzione della DOC Bivongi e della IGT Locride. E’ stato dato ampio spazio alle varietà autoctone a bacca rossa: Calabrese, Magliocco Dolce, Gaglioppo, circa il 15% della superficie vitata è costituita da Greco bianco e Cabernet Sauvignon.

Come forma di allevamento si è scelto il cordone speronato su struttura portante a controspalliera. Sui tralci fruttiferi vengono lasciati mediamente da 7 a 9 gemme per ceppo. La vegetazione nella sua crescita viene assicurata verticalmente alla spalliera in modo da consentire la massima esposizione della superficie fogliare al sole.

Le rese per ettaro vengono limitate a di circa 60-80 q/ha, mediante un mirato diradamento dei grappoli. Tale scelta tecnica si ispira alle ultime conoscenze scientifiche secondo le quali conviene, a parità di rese/ha, far produrre pochi grappoli per pianta sui quali concentrare ed indirizzare tutta la forza e la qualità.

Il sesto di impianto scelto e di mt. 2,30 fra le file e di mt. 1,00 sulle file, con 4300 piante ad ettaro, tale sesto è ormai adottato in gran parte dei nuovi vigneti di alta qualità, in quanto si è visto che con tale densità si instaura, a livello radicale, una positiva competizione tra le piante e contestualmente, l’apparato fogliare riesce ad avere una ottimale intercettazione dell’energia radiante.

La struttura di sostegno è rappresentata da pali in cemento della lunghezza di mt. 2,50 posti a distanza di mt. 5,00 sulle file. A 70 cm da terra è posto il filo zincato del diametro di mm. 2 che sorregge il cordone speronato, a 40 e 80 cm dal primo filo, corrono coppie di fili, all’interno delle quali viene convogliata la vegetazione.
Tutte le lavorazioni vengono effettuate con le attrezzatura aziendale.

La politica aziendale è tesa al perseguimento della qualità, pertanto tutte le operazioni agronomiche più delicate (raccolta, potatura verde e invernale, legatura, defogliazione, diradamento grappoli, ecc. vengono effettuate rigorosamente a mano con la manodopera aziendale.

Tutti i collaboratori sono di Caulonia e oltre ad essere altamente qualificati conoscono profondamente le caratteristiche pedoclimatiche del luogo e “vizi e virtù” delle coltivazioni aziendali. Condividono, con il titolare la passione e l’orgoglio di produrre qualcosa di speciale, che prima di piacere agli altri deve inebriare loro.

Vitigno Calabrese

Questo è il nome con cui questa cultivar prestigiosa è iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, anche se ormai in Calabria è coltivata in maniera significativa solo nella fascia ionica della provincia di Reggio Calabria nel territorio della DOC Bivongi, infatti, delle 12 DOC presenti sul territorio regionale, è questa l’unica denominazione che ne prevede l’utilizzo.
Le ottime caratteristiche qualitative di questa cultivar, per contro, hanno fatto si che divenisse uno dei principali vitigni siciliani, tanto da renderlo famoso con il nome di Nero D’Avola e, negli ultimi anni, la sua presenza è in grande aumento in tutto il territorio nazionale.

Caratteri distintivi

Acino: medio o medio-piccolo con buccia poco spessa di colore nero, ellissoidale con polpa dal sapore gradevole, dolce e giustamente acido con sentori speziati.

Grappolo: di forma conica e dimensione medie, spargolo, spesso con presenze di ali (grappolini secondari ai lati di quello principale).

Epoca di Maturazione: seconda decade di settembre.

Questa cultivar, nelle condizioni pedoclimatiche del sito scelto per il suo impianto, trova le condizioni ottimali per esprimere al meglio le qualità intrinseche della varietà, questo permette di accumulare elevate quantità di zuccheri (anche superiore ai 230 g/l) ma anche di mantenere un pH relativamente basso e una acidità totale sufficientemente alta, caratteristiche queste ultime, importantissime nel determinare l’attitudine all’invecchiamento del vino.

Vitigno Gaglioppo

E’ con molta probabilità la varietà autoctona più coltivata nella regione, la sua presenza è molto abbondate nella zone di Cirò, tanto che qui da noi per indicarla si usa anche il sinonimo di “Cirotana”, ma si ritrova praticamente in tutte le aree vitate della regione.

Acino: medio-piccolo con buccia di spessore medio e colore nero/violetto, ellittico con polpa di media consistenza

Grappolo: di forma conica e dimensione medie, allungato, spargolo, talvolta in modo più evidente all’estremità, spesso presenta una sola ala.

Epoca di Maturazione: ultima decade di settembre.

Questa cultivar è piuttosto rustica ma ha una resistenza moderata alla siccità e in situazioni predisponenti può essere suscettibile agli attacchi di peronospora e oidio. Per tali motivi, si è scelto come portainnesto il 140 R caratterizzato da un’alta resistenza alla siccità e come sito d’impianto la parte sommitale di un rilievo collinare, ben esposto ai venti e all’irraggiamento, dove i ristagni di umidità, sono praticamente assenti. Queste scelte hanno dato buoni risultati sia dal punto di vista fitosanitario che da quello organolettico. L’uva si presenta sempre sana e raggiunge con facilità la piena maturazione.

Nella strategia aziendale si è puntato sulle caratteristiche organolettiche e sul grande potenziale aromatico di questo vitigno per produrre, in uvaggio con il Greco Bianco, il “Chiaretto d’Allaro”.

Vitigno Magliocco

Nel nostro areale questa cultivar è conosciuta con il nome di Magliocco Dolce, ma la stessa è presente in tutto il territorio regionale, soprattutto nei vecchi vigneti, con i sinonimi più disparati (lacrima, arvino, guanaccia nera, magliocco tondo, ecc). Si tratta di un vitigno poco noto ma di grandissime potenzialità.

Acino: medio con buccia spessa di colore nero bluastra, tondeggiante con polpa dal sapore gradevole, quando raggiunge la giusta maturità.

Grappolo: di forma conica, allungato e dimensione da medie a medio-piccolo, compatto.

Epoca di Maturazione: prima decade di ottobre.

Questa cultivar è piuttosto rustica e si adatta bene ai climi siccitosi e caldi. Partendo da queste considerazioni si è impiantata lungo un versante esposto a sud che ne permette la piena maturazione esaltando così le caratteristiche organolettiche ed olfattive proprie di questo vitigno.

Vitigno Greco Bianco

Nel nostro areale questa cultivar è conosciuta con il nome di Magliocco Dolce, ma la stessa è presente in tutto il territorio regionale, soprattutto nei vecchi vigneti, con i sinonimi più disparati (lacrima, arvino, guanaccia nera, magliocco tondo, ecc). Si tratta di un vitigno poco noto ma di grandissime potenzialità.

Acino: medio con buccia spessa di colore nero bluastra, tondeggiante con polpa dal sapore gradevole, quando raggiunge la giusta maturità.

Grappolo: di forma conica, allungato e dimensione da medie a medio-piccolo, compatto.

Epoca di Maturazione: prima decade di ottobre.

Questa cultivar è piuttosto rustica e si adatta bene ai climi siccitosi e caldi. Partendo da queste considerazioni si è impiantata lungo un versante esposto a sud che ne permette la piena maturazione esaltando così le caratteristiche organolettiche ed olfattive proprie di questo vitigno.